Arte come riciclo
Come prima cosa c’è la materia: le mie opere si nutrono dell’influenza delle tecniche del restauro e del contatto con ciò che è antico. Dal reperimento di materiali scartati e abbandonati dall’uomo e dal riciclo del legno e del ferro recuperato sulle nostre spiagge la mia arte è il frutto delle correnti del mare e dei nostri tempi.
Arte come guarigione
Fare arte è una risposta ad un’esigenza umana fisica e psicologica: l’entrare in contatto con la propria parte creativa e con la propria natura e maniferstarle, in questo senso il procedimento di creazione artistica si traduce per me in un processo di personale guarigione.
Arte come risposta al principio di piacere
Le mie opere rispondono ad una logica edonistica attraverso il perseguimento della giusta proporzione armonica dei colori, dei materiali e delle forme.
MEDIO FORMATO
GRANDE FORMATO
Come prima cosa c’è la materia.
Il tentativo di dare una spiegazione ad ogni singola opera sarebbe fallimentare in partenza, prima di tutto perché il significato dei miei lavori non può essere delimitato in uno solo, e inoltre perché questo stesso significato non è unicamente mio, ma di ogni soggetto che entra in contatto col pezzo artistico di cui diviene produttore di infiniti significati. Ritengo invece che sia possibile dire da dove vengono le mie opere e in quale quadro si inseriscono.
Per spiegare l’origine del mio lavoro userei delle parole chiave quali: guarigione, piacere e riciclo.
Nella mia arte c’è la mia personale risposta ad una esigenza fisica e psicologica umana, ovvero quella di entrare in contatto con la propria parte creativa e di maniferstarla, di rispondere all’esigenza di fare senza la ricerca di una comprensione o di una accettazione esterne. Il processo creativo viene così per me inglobato in un altro più grande, quello di una personale guarigione: mettendo le mani nella ricostruzione rispondo ad una crisi tanto interiore quanto esterna.
In secondo luogo le mie opere sono una risposta ad una ricerca di piacere, un processo edonistico che si esplica nel perseguimento della giusta proporzione armonica dei colori e dei materiali e che genera l’ingresso in una nuova dimensione di osservazione delle forme che si combinano tra di loro dando luogo ad emozioni e suggestioni nuove. Per alcuni il piacere generato dall’evasione dal vivere quotidiano può avvenire con la lettura, per altri con lo sport, per me ha luogo nella creazione artistica.
Molti anni fa seguendo le orme di mio padre ho iniziato a lavorare come restauratore del libro, ma da quando sono piccolo sono sempre stato circondato da materiali antichi che devono essere recuperati, maneggiati e riportati in vita. Le mie opere si nutrono dell’influenza del restauro e del contatto con ciò che è vecchio, hanno a che fare con l’atto del dare nuova vita a ciò che appare inerte. Il passaggio dall’arte del restauro alla creazione artistica non è immediato ma ha alla sua base un elemento comune, il rapporto con il materiale antico e/o vecchio, che si traduce poi nei miei ultimi lavori nel reperimento di materiali scartati e abbandonati dall’uomo. La mia arte potrebbe essere definita controcorrente per il suo movimento divergente dai parametri artistici tradizionali, ma paradossalmente è nella corrente che trova la sua materia d’origine. Attraverso il riciclo del legno e del ferro che viene riportato sulle nostre spiagge la mia arte è il frutto delle correnti del mare e dei nostri tempi. Con il recupero del superfluo la creazione non è più creatio ex nihilo ma è plasmazione, ovvero un riutilizzo del materiale che prodotto originariamente dalla natura, e in seguito prelevato e modificato dall’uomo per diventare oggetto d’uso, diviene poi oggetto di scarto, quindi rifiuto. Il recupero di questo materiale riprende in maniera cosciente il ciclo iniziato dalla natura riconducendolo in un nuovo e più sano equilibrio.